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Il potere di una malattia

Immagine del redattore: Claudio PederzaniClaudio Pederzani

Il tempo di Blanca è il tempo in cui l’identità si trasforma. Attraverso l’impatto traumatico che la malattia ha nella vita delle persone, Blanca si vede trasformare fisicamente, cognitivamente ed emotivamente. A cambiare è la sua stessa essenza. Cambiano i parametri attraverso cui compie le proprie scelte, le lenti attraverso cui vede il mondo e legge la realtà che le sta intorno.

Blanca è una donna dell’alta società cilena, sposata con due bambini. Vive nelle certezze date da un elevato status socio-economico e da precisi valori famigliari. E’ la donna di casa, il focolare domestico, colei che tiene le redini della famiglia.

Conosce due donne, Victoria e Sofia, che non appartengono alla sua classe sociale, e rimane folgorata dalle loro vite caotiche, disordinate e incerte. E sembra quasi assorbire un pò del loro disordine, della loro incertezza e del loro caos quando si lascia trascinare dalla voluptas del rapporto con il Gringo, un uomo che frequenta la casa di Victoria. E’ il tempo in cui Blanca vive una rivoluzione dei sensi, riscoprendo il corpo e i suoi piaceri, i brividi procurati da un contatto, l’ansimare di piacere che finalmente può essere legittimato e vissuto senza repulsione, senza il disgusto che Blanca si era sempre immaginata di provare nel momento dell’adulterio. Ma in quel che accade con il Gringo non vi è nulla di schifoso, il sesso e la tenerezza si abbracciano per restituirle ciò che si è sempre negata, accomodata com’era nell’agiatezza morente di un rapporto coniugale tanto sicuro quanto privo di vita.

E’ il tempo in cui Blanca rompe l’ordine che l’aveva fatta andare avanti, ottenebrata. Ma rompere l’ordine costa, sempre. Rompere l’ordine richiede incertezza, richiede senso di colpa, richiede coraggio. Blanca cerca in tutti i modi di resistere al proprio desiderio, di scinderlo dal suo io, di metterlo da parte, di ignorare quell’altro suo io, quello delirante nel marasma della tempesta emotiva, quello che desidera. Ma non può.


Scisso quanto si vuole,

il desiderio era stato formulato

ed era irreversibile


Blanca è una donna che ha paura. Ha paura di scoprire ciò che desidera, ha paura di vedere cosa sarebbe capace di fare. Blanca vede i confini intorno a sé confusi e fa di tutto per trasformarli in un perimetro netto e rassicurante. Blanca è una donna che non si espone, che lascia che siano gli altri ad andare avanti, ad alzare la voce, a perorare la causa. E’ una donna che si barrica dietro le sue convinzioni, dalle quali si lascia proteggere, e che vive la religione come il suo più solido scudo e alleato.

Tutto questo viene da molto lontano, dalla sua infanzia, in cui c’erano più doveri che colori, in cui la sintesi era una capacità fondamentale, inutile perdersi nei dettagli: proibito raccontare sogni. Un’infanzia in cui era proibito ogni piacere che non fosse sacro o istruttivo, in cui nessuno pensava al suo svago, in cui l’ossessione dominante era quella per la “dimensione interiore”, in cui l’apprezzamento del padre passava attraverso il dimostrarsi una persona spirituale, in cui il senso di colpa per un dovere morale non rispettato la fa da padrone, in cui la prima cosa ad essere insegnata erano le buone maniere e in cui la paura doveva essere nascosta.

Con un’educazione del genere non stupisce che Blanca non sia in grado di prendere una decisione che rompa i rigidi schemi della sua vita, quelli che le hanno dato tanta sicurezza ma che al tempo stesso l’hanno fatta sentire morta. E così Blanca lascia che sia il conflitto tra i suoi desideri e i suoi valori a decidere. Proprio lei, dedita all’ostinato evitamento di ogni conflitto, lascia che sia un conflitto a decidere.

Così Blanca realizza, anche grazie alla propria malattia, che non esiste una sola identità per le donne come lei, come le era stato sempre insegnato. Realizza che esistono numerose identità, e che per raggiungerle è necessario ogni volta sfidare gli schemi fissi nei quali è cresciuta, cadendo ogni volta nella polvere ma scoprendo ogni volta qualcosa di nuovo di sé. Blanca finalmente realizza di essere stata anestetizzata in un percorso di vita fatto di silenzio, di domande mai espresse e di modelli prestabiliti. Scopre finalmente che quanto più una risposta è categorica quanto più dietro di essa si cela l’incertezza. E a tutto questo, a modo suo, vuole ribellarsi.

E proprio quando realizza tutto ciò, arriva la malattia. Un ictus che le porta via la parola. Le restano il silenzio, gli sguardi, i gesti. Quello di Blanca è anche il tempo dell’oblio, della rabbia e del malessere, le sensazioni con le quali vive quando scopre la propria invalidità, incapace di accettare la propria nuova condizione. Allo stesso tempo, questa malattia le permette di prendere finalmente una decisione: quella di svuotarsi di tutto. Blanca vuole la nudità assoluta, vuole liberarsi di tutte le inutilità da cui si è sempre lasciata accompagnare, nella vana illusione di trarne un senso di sicurezza e di identità. Ora, però, sente che la propria identità può derivare solo dal vuoto, dall’essenziale.


Ma il tempo di Blanca è anche il tempo in cui il trauma, non solo quello della malattia, cerca voce per esprimersi. C’è il trauma della malattia di Blanca, improvvisamente rimasta senza parola, che non ha modo di esprimersi se non con lo sguardo e con i gesti, spesso frantesi. E c’è il trauma dei desaparecidos cileni degli anni ‘70, di cui Blanca sembra essere inconsolabile espressione: è la sofferenza di chi non c’è, di chi non ha parola per dire ciò che prova. E il tempo di Blanca è il tempo in cui chi è rimasto, i parenti dei desaparecidos, cerca disperatamente la verità. E’ il tempo di chi, come il Gringo, essendo già passato per il dolore della tortura, decide di andare oltre e ignorare ciò che è successo, lasciando che sia il corpo - con la sua insensibilità, la sua incapacità di provare alcunché e la sua impotenza - a parlare al posto della mente, chiudendosi in un’ombrosa e incomprensibile solitudine che solo Blanca sembra poter scardinare. Blanca e il Gringo si scardinano a vicenda, lui attrae la donna di casa che per la prima volta scopre la potenza del sesso e il fascino delle parole al di fuori del matrimonio, lei fa uscire lui dalla sua tana silenziosa. Solo con Blanca il Gringo può finalmente piangere tutto il dolore dell’orrore, quello che per tutto quel tempo aveva dovuto negare ed escludere per poter resistere, isolandosi nella sua solitudine per non sentirsi perennemente minacciato fino a trasformarsi in una persona apatica e insensibile, indifferente a tutto, senza autostima. A pagare il prezzo di tutto ciò è stato il corpo, unica vittima quando non si riesce a dare voce al proprio dolore.


Il tempo di Blanca è il tempo del cambiamento, per il quale è necessario ricordare, sentire, piangere. Il cambiamento richiede consapevolezza, richiede onestà: quella di chi non fa finta di niente, quella di chi accetta l’incertezza dell’ignoto come unica via per uscire dalla propria gabbia di finte certezze.

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