
Azar Nafisi - Leggere Lolita a Teheran
Nata come movimento di liberazione dal regime oppressivo dello scià Pahlavi, la rivoluzione iraniana del 1979 diventò essa stessa un regime repressivo e dittatoriale, sotto la guida dell’ayatollah Khomeyni. Pahlavi impose alle donne di togliersi il velo, Khomeyni impose alle donne di indossare il velo. Personalmente, non vedo alcuna differenza. Quello che la repubblica islamica dell’Iran ha portato avanti come proprio vessillo, infatti, è stata la negazione dell’individualità dei suoi cittadini.
Azar Nafisi ci trasporta in quegli anni - denunciando in maniera a tratti struggente, poi commovente, infine appassionante - l’abolizione della libertà di scelta. Ma ci racconta anche di come abbia deciso di combattere, da dentro, un regime repressivo degno di quello che sarebbe nato in Afghanistan, un pugno di anni dopo, per mano dei talebani. Forse qualcuno ricorda “La rabbia e l’orgoglio”, il traboccante sfogo della Fallaci uscito il 29 settembre 2001 sul Corriere della Sera.
Azar Nafisi, professoressa di letteratura all’università di Teheran, viene espulsa per il proprio rifiuto di seguire le ferree regole della shari’a, la legge islamica in vigore in quegli anni, e decide così di organizzare un seminario segreto, nel proprio appartamento, con le sue sette migliori studentesse. Un seminario sulla letteratura attraverso cui recuperare finalmente quel diritto all’immaginazione fortemente negato e represso dal regime al potere. Perché l’immaginazione è un ponte che collega i mondi del pubblico e del privato, tra loro interdipendenti, e che si modificano di continuo - proprio tramite il potere dell’immaginazione - l’uno rispetto all’altro.
Ma perché negare un diritto così privato e individuale? L’unica risposta che trovo è la paura. La paura di una persona, il dittatore, che non è in grado di accettare che altri possano avere sogni, ideali, aspirazioni diversi dai propri. E così, dedica l’intera esistenza a imporre il proprio sogno a un intero popolo, adattandolo forzatamente alla propria visione del mondo, negandogli la libertà di essere.
E come si può negare un diritto così privato e individuale? Con la censura: vietato ascoltare musica occidentale, vietato leggere libri occidentali. Vietato ballare correre gridare profondersi in gesti d’affetto in pubblico. Quasi sempre solo per le donne.
Ma leggendo un libro come “Lolita” - celebre romanzo di Nabokov - a Teheran, la Nafisi coltiva il proprio dissenso verso quella repressione, restituisce alle proprie studentesse la libertà di immaginare chi e come voler essere, sulla base dei propri sogni e non di quelli altrui. Di individuarsi come persone libere, ciascuna con le proprie peculiarità. Restituisce loro la libertà di autodeterminarsi e non soccombere alla tirannia esercitata dal regime, proprio come ha fatto Humbert, protagonista di “Lolita”, con Lolita, la ragazzina dodicenne manipolata, stuprata e sottratta alla vita che avrebbe potuto crearsi.
Inscenando un processo a “Il grande Gastby” in aula, quando ancora non le è proibito l'insegnamento, la Nafisi fa innamorare segretamente i propri studenti di un libro vietato dal regime, usando le stesse armi del regime: mascherando, cioè, da processo accusatorio quello che in realtà è un confronto, acceso ma costruttivo, sulla potenza di quella letteratura.
Restituisce loro la forza, attraverso i romanzi di Henry James, di rimanere fedeli a sé stesse, recuperando quell’integrità che non porta tanto alla felicità quanto al rispetto di sé.
Attraverso i romanzi di Jane Austen, infine, la Nafisi insegna alle sue ragazze a recuperare quella tensione e quella sensualità all’interno di una relazione di coppia che il regime cercava in ogni modo di sopprimere e cancellare, facendo leva sul senso di colpa di chi si concede un piacere.
“La curiosità è insubordinazione allo stato puro”, scrive Nabokov. Con questo punto di partenza, Azar Nafisi fa dell’insubordinazione il proprio stile di vita. Lo insegna alle sue studentesse, per renderle libere.
Con un vero e proprio atto d’amore verso la letteratura, Azar Nafisi ci accompagna nel personalissimo processo di emancipazione dai vincoli stabiliti da altri - un genitore? Un partner? - nel tentativo di addomesticarci ai loro sogni.
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