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Aspetta e spera

Immagine del redattore: Claudio PederzaniClaudio Pederzani

Giovanni Drogo, giovane soldato alla soglia dei venti, viene assegnato alla Fortezza Bastiani, avamposto di confine costruito parecchi decenni addietro e che, di fatto, da molti anni rappresenta una mera formalità, un luogo dimenticato dai più, in cui nessuno desidera prestare servizio ma in cui, chissà come, chissà perché, i più restano molto più a lungo di quanto inizialmente stabilito. Lo stesso Drogo, dovendo fermarsi per soli quattro mesi, vi trascorrerà l’intera esistenza ad eccezione del suo ultimo giorno, quando - dopo un lungo periodo di malattia -, alla soglia del tanto agognato attacco nemico, che si sta finalmente facendo sotto alla Fortezza, viene rispedito a casa, malato e morente, poiché ormai di intralcio alle operazioni che lui stesso, diventato comandante, dovrebbe coordinare. In quel luogo si consumano le attese di molte persone, che trascorrono il tempo aspettando qualcosa che non accade mai.

Alla fortezza, Drogo vive l’alienazione della gente che lo circonda, che lentamente diventa anche la propria, nonostante la sua iniziale illusione “di esserne fuori, spettatore incontaminato”.

Un senso di alienazione nutrito dall’attesa di qualcosa che mai avviene, e che insieme rendono Drogo passivo e inerme nei confronti di un tempo che fugge e che - come la sottile inconsistenza delle pagine di un libro che, sfogliandole, si sommano e trasformano in uno spesso strato di carta - sbatte contro la sua costante inconsapevolezza e illusione di avere sempre una lunga strada di fronte a sé.

Drogo passivo e inerme nei confronti di un tempo che se ne infischia degli uomini e dei loro affarucci quotidiani e senza importanza.

Drogo è l’emblema dell’uomo che si intorpidisce nell’animo, adagiandosi sulle proprie abitudini e perfino quando, dopo quattro anni di Fortezza, vuol davvero cambiare e tornare alla vita della città e si vede negata questa possibilità per un beffardo ritardo burocratico, “nel fondo dell’animo c’è la pavida compiacenza di aver evitato bruschi cambiamenti di vita, di poter rientrare tale e quale nelle vecchie abitudini”.

Ha paura del cambiamento Giovanni Drogo, di perdere quella seppur triste stabilità e certezza che ha trovato in quel posto e che gli dà un’identità, lo rende qualcuno. Sente la paura che tutti noi, in fondo, proviamo: quella di perdere i propri punti di riferimento, per quanto annichilenti e mortificanti siano. E fa quello che molti di noi fanno: cerca qualcosa che renda quei riferimenti validi, piuttosto che cambiare e cercarne di nuovi.


Un libro che ci illumina sulla perpetua procrastinazione che molti uomini agiscono, inconsapevoli di quel che non tornerà mai più.

Un libro sulla negazione di quel che avviene sotto ai nostri occhi, ma verso cui molti di noi fanno come niente fosse.

Se volete vedere e capire cosa è in grado di fare la paura nelle nostre vite, leggete il non cambiamento di Giovanni Drogo.

Vi spiazzerà, ma senza che ve ne rendiate conto, proprio come la vita.

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